Antropomorfismo

in Patapost da Roberto Marone mar 03/07/07
patapost-b.jpg Alessandro mendini ha diretto una rivista che si chiamava Modo. Per uno come lui, che è il maestro e il papa del come rispetto al cosa, fare riferimento al modo consacra ogni suo approccio, ogni sua metodica. Uno che ha messo le bandiere sulla Thonet, per dire, non fa altro che appoggiare la sedia per antonomasia alla più sublime delle creature della semiotica: la bandiera. Quasi come se fosse solo il linguaggio del segno a cristallizzare il senso dei progetti.
E non è forse la sua creatura più riuscita ( il cavatappi Anna G ) il progetto attraverso cui il segno assurge a progetto totale? Nonostante sia il suo progetto più "facile", meno complesso, non è quello sul cui perno del modo ruota la qualità del risultato? Non è l'antropomorfismo dell'oggetto che ne denota il senso, ma quella e solo quella grafia. Altrimenti sarebbe diventata uno dei tanti oggetti kitsch similominide. Anche se, probabilmente, sarebbe stato felice lo stesso.

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