Chi l'avrebbe detto che il tavolo luminoso, quell'oggetto professionale che per anni ha popolato studi di disegnatori, architetti, fotografi, scuole e tipografie diventasse un oggetto chic per bar e locali o anche solo per arredare la propria casa. Si tratta di un vero e proprio slittamento semantico collettivo,
Il 29 maggio avevamo scritto di una "lampadina a olio" avvistata sulla costa sudoccidentale dello Srilanka; oggi, navigando su internet, ci è capitata sotto gli occhi una lampada praticamente uguale ma creata da un designer per essere prodotta in serie. Mentre la prima è nata per risolvere una necessità immediata con i pochi elementi a disposizione e in quanto tale è carica di un'aura quasi sacra, la seconda rappresenta solo un gadget raffinato per la società super-consumista dei mercati sviluppati. Tanto quella artigianale appare Impolverata, incerta, delicata, quanto quella seriale lucida, simmetrica e splendente. A volte basta un niente affinchè il senso e il valore di un oggetto siano trasformati, a volte non serve neanche modificare l'oggetto, basta cambiare solo il contesto. La linea di demarcazione tra capolavoro e gadget è incerta e sottile.
Il postmoderno e la pop art ci hanno già abituato da tempo alle citazioni di linguaggi estetici "popolari", alla contaminazione e alla mescolanza di registri linguistici. Siamo ormai pienamente consapevoli del fatto che certa fantascienza si è spesso resa anticipatrice se non ispiratrice di forme ed espressioni che hanno avuto poi rilevanze molto ampie nella società e di riflesso nella cultura del progetto. E del resto non ignoriamo neppure i riferimenti colti che si possono intravedere nel progetto di Rem Koolhaas e Reinier de Graaf per il RAK Convention and Exhibition Centre di Ras Al Khaimah (Emirati Arabi Uniti). Eppure, nonostante tutto questo, non possiamo fare a meno di abbandonarci allo stupore di fronte alla sua somiglianza con la Morte Nera di Star Wars.
a sinistra: RAK Convention and Exhibition Centre, OMA.