Patapost

Il Patapost è qualcosa di scorretto, di poco ortodosso. Una vigliaccheria che fa da idea, e da manovella per la fantasia. E' per questo che ha un nome così goffo.

Tavoli luminosi

in Patapost da Ignazio Lucenti ven 20/07/07
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Chi l'avrebbe detto che il tavolo luminoso, quell'oggetto professionale che per anni ha popolato studi di disegnatori, architetti, fotografi, scuole e tipografie diventasse un oggetto chic per bar e locali o anche solo per arredare la propria casa. Si tratta di un vero e proprio slittamento semantico collettivo,

Lampadina a olio - il ritorno

in Patapost da Ignazio Lucenti mer 11/07/07
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Il 29 maggio avevamo scritto di una "lampadina a olio" avvistata sulla costa sudoccidentale dello Srilanka; oggi, navigando su internet, ci è capitata sotto gli occhi una lampada praticamente uguale ma creata da un designer per essere prodotta in serie. Mentre la prima è nata per risolvere una necessità immediata con i pochi elementi a disposizione e in quanto tale è carica di un'aura quasi sacra, la seconda rappresenta solo un gadget raffinato per la società super-consumista dei mercati sviluppati. Tanto quella artigianale appare Impolverata, incerta, delicata, quanto quella seriale lucida, simmetrica e splendente. A volte basta un niente affinchè il senso e il valore di un oggetto siano trasformati, a volte non serve neanche modificare l'oggetto, basta cambiare solo il contesto. La linea di demarcazione tra capolavoro e gadget è incerta e sottile.

Antropomorfismo

in Patapost da Roberto Marone mar 03/07/07
patapost-b.jpg Alessandro mendini ha diretto una rivista che si chiamava Modo. Per uno come lui, che è il maestro e il papa del come rispetto al cosa, fare riferimento al modo consacra ogni suo approccio, ogni sua metodica. Uno che ha messo le bandiere sulla Thonet, per dire, non fa altro che appoggiare la sedia per antonomasia alla più sublime delle creature della semiotica: la bandiera. Quasi come se fosse solo il linguaggio del segno a cristallizzare il senso dei progetti.
E non è forse la sua creatura più riuscita ( il cavatappi Anna G ) il progetto attraverso cui il segno assurge a progetto totale? Nonostante sia il suo progetto più "facile", meno complesso, non è quello sul cui perno del modo ruota la qualità del risultato? Non è l'antropomorfismo dell'oggetto che ne denota il senso, ma quella e solo quella grafia. Altrimenti sarebbe diventata uno dei tanti oggetti kitsch similominide. Anche se, probabilmente, sarebbe stato felice lo stesso.

Sfere Stellari

in Patapost da Ignazio Lucenti lun 02/07/07
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Il postmoderno e la pop art ci hanno già abituato da tempo alle citazioni di linguaggi estetici "popolari", alla contaminazione e alla mescolanza di registri linguistici. Siamo ormai pienamente consapevoli del fatto che certa fantascienza si è spesso resa anticipatrice se non ispiratrice di forme ed espressioni che hanno avuto poi rilevanze molto ampie nella società e di riflesso nella cultura del progetto. E del resto non ignoriamo neppure i riferimenti colti che si possono intravedere nel progetto di Rem Koolhaas e Reinier de Graaf per il RAK Convention and Exhibition Centre di Ras Al Khaimah (Emirati Arabi Uniti). Eppure, nonostante tutto questo, non possiamo fare a meno di abbandonarci allo stupore di fronte alla sua somiglianza con la Morte Nera di Star Wars.


 

a sinistra: RAK Convention and Exhibition Centre, OMA.
al centro: Cenotafio di Newton, Étienne-Louis Boullée.
a destra: Guerre Stellari, George Lucas.
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