TAG:
Autore:



Facebook this

Tibor Kalman

"L'insegnamento istituzionale crea sempre delle formule e un certo tipo di soluzioni come quelle che impari a scuola. Quello che ho sempre provato a fare è di insegnare alle persone a disimparare ciò che hanno imparato a scuola. Il mio più grande successo è sempre stato quello di assumere stagisti e trasformarli in designer."
Tibor Kalman, non ha avuto una formazione da designer grafico, e questo lo ha reso un grafico migliore degli altri. Il suo era un mondo dove le idee avevano il sopravvento su ogni cosa, l'errore vinceva sulle cose corrette e la bruttezza sulla bellezza. In questo modo raggiungere risultati più interessanti era (e rimane) molto più interessante.

 

Come in un ossimoro dirigeva uno studio di grafici che gli insegnavano il mestiere. Cercava di circondarsi di persone che potevano dargli molto di più che sola grafica. Una delle prime cose da chiedere durante i colloqui era "Che libro hai letto ultimamente?", perché la grafica e il design hanno bisogno di essere influenzati dal mondo esterno e non solo da se stessi, i riferimenti devono diventare altri.

Il triplo concentrato di materia cerebrale creativa (come diceva Mendini per definire Munari) Kalman ha dato il suo contributo anche nel campo del prodotto industriale, molto bidimensionale, raccontando per esempio il tempo in mille maniere diverse, viste le infinite interpretazioni che di un concetto astratto si possono dare. Ogni tanto è una sedia o un gatto, altre volte un insetto o un'ora al posto di un'altra, un numero qualsiasi o una formula, o magari l'unica ora che davvero ci interessa ecc...
Ci ha regalato un cielo blu sotto la pioggia, non proprio sereno, ma molto rasserenante.
Tutti oggetti venduti al MOMA, quindi non proprio su larga scala, il che non ha mai reso Kalman troppo felice.

Tibor voleva raggiungere le persone, era interessato al mondo, al design con una coscienza sociale, il design per una buona causa, l'unico buon motivo e obbligo di essere un designer. Quindi, nel momento in cui arriva Oliviero Toscani e gli propone di occuparsi interamente di una rivista sponsorizzata dalla Benetton, Colors, Kalman decide di mollare tutto e di trasferirsi a Roma per occuparsi, a tempo pieno, di quel progetto che gli avrebbe permesso di provare a cambiare le cose, le cose del mondo, raccontando attraverso la grafica la verità. I media sono soliti modificare la realtà delle immagini, ma Kalman avvisa tutti che comunque anche Benetton di tanto in tanto adotta la stessa tecnica di manipolazione.

Dopo 13 numeri Kalman decide di tornare a New York, per ridare vita al suo studio, senza però volersi occupare di progetti che hanno a che fare con brochure, loghi, motel o altre "stronzate"; ora l'unico obiettivo è servire la società.

 

C'è un passaggio di un testo scritto da TK nel giugno 1998: Fuck Committees (i believe in lunatics), che dice: "C'è un numero limitatissimo di imprenditori eccentrici in grado di capire che la cultura e il design non fanno ingrossare il portafoglio ma creano il futuro. In grado di capire che la ricchezza è un mezzo, non un fine. In altre circostanze sarebbero diventati come voi: eccentrici creativi. Credetemi esistono, e quando li trovate, trattateli bene e usate il loro denaro per cambiare il mondo."