Video pazzeschi, c'è poco da dire. Lui è un ragazzo di San Francisco, Robert Hodgin. Si è appassionato a un programma open source, processing, e ha cominciato una sua piccola avventura solitaria in una porzione di mondo che sta a metà fra la musica, l'arte, la grafica, il progetto, la tecnologia.
Non è molto chiaro il procedimento, da come lo racconta, ma spero di spiegarlo. In pratica lui prende la musica, la smembra e spacchetta in picchi significativi che stanno nella sua testa e da cui ricava una serie di numeri e logiche. Prende dei punti di quelle note, di quel ritmo, di quel tempo, e lo applica a superfici sferiche o simil sferiche, spacchettando la cosa su quella porzione di volume. Prende Mozart, o i Radiohead e li spalma su una palla.
Poi a ognuno di quei punti applica delle variabili, colore, densità,
liquido, solido, gas, velocità, impatto, trazione. A ognuna di quelle
variabili assegna un punto che ha preso dal suono. Poi dipana il tutto,
renderizza come si dice, monta, zoomma, ritocca, studia e smonta, fino
ad ottenere queste cose qui. Straordinarie. Se ci metti poi che al
tutto somma una serie di riferimenti fisici del mondo reale, tipo
emisferi, implosioni, branchi di pesci, alghe, peli, molti peli, lanci,
fuoco e varie alchimie del mondo che si vede di qua dallo schermo,
sommi e ne viene fuori un immaginario imprendibile, mezzo virtuale
mezzo umano. Se poi ci sommi una straordinaria sensibilità estetica,
una brillante attitudine grafica, un uso sapiente del segno e un vezzo
d'artista navigato, ne viene fuori un mezzo capolavoro.
Alla fine non è arte, non è grafica, non è tecnologia, non è niente. E' un pezzo di mondo che sta solo nella testa di Robert.
Viene solo da pensare che se il mondo istituzionale delle arti visive e
del progetto sapesse intercettare questa straordinarie possibilità
espressive, queste acrobazie visive, queste epifanie dello sguardo,
potrebbe schiudersi un mondo, quello si, veramente nuovo.
Altri video da vedere, mi raccomando, a tutto schermo: