
Lo Yangtze è il fiume più lungo del mondo (8000 km) che scorre in un unico paese, ovviamente è in Cina e, chiaramente, sulle sue rive vivono più persone che in tutti gli Stati Uniti.
Nadav Kander, che è un bravo fotografo, l'ha percorso dalla foce
al delta, come un viaggiatore ottocentesco, convinto forse che quel
fiume portava fra le sue anse le traccie della più grande trasformazione
che un paese abbia vissuto.
In effetti, lo Yangtze, scorre fra l'entroterra sconsolante e rurale di
una Cina deserta, fra terre incoltivabili e povera gente. Scorre fra
pezzi di paese in piena espansione, fra autostrade ed ecomostri. Scorre
fra porti, industrie e case, andando piano piano a disegnare il profilo
della parte di mondo più affascinante e allo stesso tempo più
terrificante.
A un certo punto del suo avanzare si ferma e si gonfia per 600 km,
bloccato da una diga, allagando una intera regione per illuminare la
vita di un'altra zone del paese: ennesimo contrasto stridente
dell'impero giallo.
Nadav Kander ci restituisce sia l'immagine di un paese in
trasformazione, il che però era prevedibile, sia la raffigurazione di
una terra desolante e sostanzialmente triste. Un mondo di merda, a
dirla tutta.
Chi fotografava l'america di inizio novecento, tanto per citare
un'altro impero in trasformazione, portava a casa ritratti felici,
vivaci, ottimisti, non cartoline dall'inferno. Mi piacerebbe capire
quanto queste foto raccontino un universo reale o quanto, invece, siano
solo l'effetto della moda fotografica del momento. Ovvero passare al
setaccio il mondo per trovarne, e immortalarne, la sua bruttezza.
Nadav Kander