
Josef Koudelka non era giovanissimo, nel 68, e tirava a campare facendo l'ingegnere aeronautico in un paese alla periferia di un impero morente, la Cecoslovacchia. Si faceva la fila per il pane, la televisione non c'era, la barba andava di moda, e più o meno tutto quello che vedeva era deciso un paio di migliaia di km più in là, in un paese, la Russia, che si avviava a passo spedito verso il disfacimento del più grande sogno mai coltivato da un pianeta: il comunismo.