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Alberto Tadiello - Perarolo

Riprese il suo cammino. Tralalalalla tralallaleru. Era quasi felice. In testa un motivetto che non si schiodava. Tralalalalla tralallaleru. L'aveva sentito in una vecchia cassettina che suo padre faceva suonare di tanto in tanto nel vecchio registratore di casa. Cosa avrebbe trovato laggiù? Caverne dalle profondità smisurate? Una botola per un regno fantastico? Tenebre oscure senza fine? Qualsiasi idea pareva stranamente lontana, come quando di notte ti ficchi sotto le coperte e non sei in grado con il piede di arrivare fino in fondo al letto e toccarne i confini. Allora ti raggomitoli un po' e ti perdi a immaginare cosa ci sia lì, dopo l'alluce che tenta invano di allungarsi. Aveva il batticuore.
Proprio in quel momento, lo vide. Era un corpo, o così le sembrò al primo istante. Era solo. Appeso. Attorno a lui non c'era niente. Pendeva dall'alto, come uno di quei Cristi che aveva visto talvolta sui libri. Però il suo capo non era reclinato su una spalla, in alto. Per un bizzarro gioco della sorte, tutto il corpo era stato messo sottosopra. Non aveva paura e si avvicinò in silenzio, cercando di non fare troppo rumore.
Non aveva orecchie, non aveva gambe o braccia, non aveva voltonaso. Non riusciva nemmeno a vedere i suoi occhi. Poteva quasi con sicurezza dire che non c'erano proprio. Non implorava pietà, non cercava compassione. Stava. Pareva uno che aspetta. Ma perché aspettare a testa in giù? E chi aspettava? E perché il suo corpo era così dilaniato da non essere riconoscibile? Cosa gli era capitato? Perché non piangeva? Era davvero un caso strano. Non tossiva, non si muoveva, non faceva nulla per richiamare l'attenzione. Eppure aveva una grande bocca. Stava spalancata, tanto che una volta giurò di averci contato i denti, ad uno ad uno. Le venne spontaneo digrignare i suoi. Ripensò al gatto di Alice, quello che pian piano scompare lasciando solo un ghigno beffardo. Un sogghigno senza gatto. Una bocca senza testa. Che cosa tremenda!
Per un solo istante le balenò con chiarezza tutta la ballata suonata dal vecchio registratore. Era tutto fin troppo chiaro, persino il Tralalalalla tralallaleru che faceva capolino insistentemente tra i suoi pensieri. Riprese a camminare, delusa dalla spaventosa rassegnazione di quella bocca. Scosse il capo, innervosita. Qualche minuto dopo, dimenticò tutto.


 

HL, 2009
Barre e lamiere di ferro, dadi e bulloni, cavalletti, tubi, compressore ad aria, clacson.
190 x 170 x 280 cm
Courtesy T293, Napoli
Photo Michele Lamanna


HL, 2009
Flat sheets and bars of iron, bolts and nuts, trestles, plastic tubes, air compressor, air horns .
170 x 190 x 280 cm
Courtesy T293, Napoli
Photo Michele Lamanna

 

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Grazie per il vostro articolo ! Buon proseguimento per il tuo sito