Desertmed
Si finisce sempre, noi uomini, per subire il fascino dell'isola deserta. Il fascino dell'isolamento, dell'assenza, della perdita, del tempo assente, del vuoto e della solitudine. Va avanti da millenni, dall'Odissea fino a Lost, e continuerà: con ogni probabilità.
L'isola deserta annulla il concetto di società, di collettività, di tempo, e finisce che una milanese borghese si possa innamorare di un siciliano marinaio comunista (Wertmuller ndr): il signor Carunchio, con la erre moscia.
E così, nelle più asciutte rappresentazioni dell'arte, si è riunito ultimamente un gruppo di autori per setacciare il mediterraneo alla ricerca di un possibile catalogo di isole vergini: foto riprese dal pelo dell'acqua (come naufraghi), video a fuoco sul silenzio, tracce disegnate di rocce e suoni come campionature di assenze mute.
Un compito dolce e laborioso nel mediterranero, quello di andare lì dove il mare è strapopolo, strastoria, stracultura a ritrarre, meticolosamente, gli spazi vuoti.















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Non posso che ammirare una tale opera dettata dalla perseverante necessita' dell'uomo di ritrovare la propria dimensione originale anche dove, oramai, le proporzioni sembrano ormai compromesse e il processo di appiattimento appaia inarrestabile. casino online
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