Martí Guixé

in Editoriali da Roberto Marone ven 01/06/07
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A Milano ogni tanto succedono cose degne di nota, fra una sfilata e un aperitivo. Oggi c'era Martì Guixe. Alla scuola Politecnica.

Parlava dei suoi progetti, lì dentro, ma in realtà faceva qualcosa di

più: ti cambiava qualsiasi modulo del cervello, smontandolo pezzo pezzo, immagine per immagine.

Lui è uno, per dire, che gli hanno chiesto di progettare un ristorante, e lui non ci ha messo la cucina, e serafico diceva “bè sai, vai lì, ti siedi, puoi sempre chiamare un take away”. E così tu vai al ristorante, arriva la cameriera, tu ordini (sushi, pizza, greco, indiano, napoletano, quello che vuoi), la cameriera, torna di là, a al posto del cuoco c'è un telefono, e dopo un po' arriva al ristorante il il filippino col motorino, la cameriera prende il pacco, e lo porta al tavolo. E il tavolo? “Bé, un tavolo normale” dice sempre serafico, “sedie normali, quelle bianche, di plastica, sono belle”. E sono belle, le sedie di plastica, è vero, da oggi, sono belle. Perché sono la scelta serena, non ricercata, ma pacifica. Pulita.

E a uno che gli hanno chiesto qual'è la differenza fra un designer e un artista, domanda da un milione di dollari, e anche lì, dolce, “i designer fanno cose che si possono vendere, gli artisti fanno cose per esprimersi”, uno dal fondo gli ha detto che gli artisti di oggi pensano a vendere, e lui, tranquillo, immaginatelo tranquillo “gli artisti di oggi sono designer”. Semplice, fine, ma perfetto.

E' uno che ha preso degli specchi enormi, li ha messi a fianco alle strade, “perché così gli uomini si vedono nella macchina, allo specchio, e sono felici, le comprano per farsi belli, e si vedono belli”. Voilà, in un colpo solo, uno specchio, semplice, a dissacrare qualsiasi ottuso edonismo.

Uno che ha messo CK, Calvin Klein, su una frittata “c'è la pubblicità su tutto, perché non sul cibo? Alla fine è la cosa che guardiamo e usiamo di più?”. Che poi, accadesse, frittate gratis sponsorizzate?

Uno che ha messo i semi di alberi nei leccalecca, “quando finisce, così stupido, sputi, e almeno cresce un albero”. Uno che si è aperto lo studio, “però se devi delegare a qualcuno, a quel punto deleghi al cliente”, e quindi l'ha chiuso. Uno che ha messo i tapis roullant nei negozi di scarpe “così le puoi provare”. Uno che ha deciso che lui è un exdesigner “perché sai, nell'indecisione, essere ex, fai quello che ti pare”.

Uno così, si ama e basta.


 

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