Dopo quello che è successo domenica (17.06.2007) sono molte le testate di moda che hanno dedicato articoli allo stilista scomparso: quindi non è necessario tesserne ancora le lodi; parlare dell'ultima collezione uomo che stava portando a compimento; o farne una biografia seguendo le date salienti del suo percorso stilistico: sono informazioni già date.
Ma quindi, perché occuparsi di Ferrè? Perché sicuramente era un icona dello stile italiano, uno stile riconosciuto anche dai francesi, che gli hanno assegnato il "Dé D'or" (ditale d'oro, l'oscar francese della moda) durante gli anni in cui era direttore creativo della maison Dior. Un'icona dello stile italiano che ammetteva di ispirarsi all'oriente: "la lezione dell'Oriente produce sempre un equilibrio tra la ieraticità altera e sublime di certi riferimenti e la modernità del capo"; l'oriente delle arti marziali e delle discipline spirituali letto in chiave architettonica. Nelle sue creazioni sono le forme geometriche (coni, cilindri, piramidi) a farla da padrone, mentre la palette colori si limita al candore del bianco, spesso in contrasto al nero che è il colore (anzi, il non colore) dell'eleganza assoluta; ai toni blu d'oltremare; ai rossi voluttuosi; e alle sfumature dell'oro che racchiudono nella loro mutevole brillantezza/opacità le manifestazioni dell'opulenza e della seduzione.
Belle parole. Ma non abbiamo ancora risposto alla domanda principale, o meglio, abbiamo tergiversato introducendo il concetto di stile italiano. Ora sarebbe bello aprire un'altra parentesi su questo punto focale per quanto concerne la moda, ma sarebbe un escamotage per "allungare il pezzo" senza arrivare a nessuna conclusione.
Ritorniamo al punto iniziale. Perché parlare di Ferrè in questo blog? Perché come molti grandi designers italiani (Castiglioni, Mangiarotti, Mendini, solo per fare alcuni nomi) ha avuto una formazione da architetto presso il Politecnico di Milano; solo che, al contrario di altri che si sono dedicati allo studio di sedute o lampade, lui si è indirizzato allo studio della silhouette femminile. E quindi ritornare al concetto che moda e design sono tra loro simili, ma allo stesso tempo lontani. Effettivamente si è scelto di parlare di Ferrè per poter introdurre diversi spunti di riflessione, a cominciare dalla vicinanza/distanza tra il mondo della moda (uno sfavillante scintillio) e il mondo del design (concreto e pieno di piccoli gadgets). Il primo ancora chiuso in una casta, arroccato in castelli di vetro nonostante le varie settimane della moda milanesi; il secondo aperto a tutti, in particolare durante il salone del mobile; un punto nevralgico in comune: concretizzare senza sosta molti progetti o collezioni in poco tempo, col rischio che i prodotti finiti siano sempre più similari tra loro. È bizzarro come un avvenimento che ha "sconvolto il mondo della moda", come hanno scritto molte testate, possa portare a queste riflessioni. Spero che non me ne voglia né il suddetto mondo sconvolto, né i designer (forse) ingiustamente accostati agli stilisti.
Concludendo. Si è parlato di Ferrè perché era anzitutto un creativo, uno stilista che usava i tessuti per dare vita ad architetture: "l'obbiettivo è la creazione dell'abito come puro effetto che, grazie alle sue conformazioni inusitate, sbilancia e suggerisce enfasi, arrivando a creare un'inedita perfezione formale".

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