
C’è un unico concetto che fa da perno all’intero corpus progettuale di Pieke Bergmans: il Virus. La designer olandese rilascia prodotti colpiti da strane infezioni. Ogni oggetto contaminato dal virus si replica secondo mutazioni che sono sempre un po’ diverse l’una dall’altra e che lo rendono in qualche modo imprevedibile. Le sue serie diventano così il risultato di un’epidemia che deforma sempre, rammollendo ciò che dovrebbe essere solido, gonfiando e allungando i tessuti, facendo spuntare escrescenze ovunque.
Quello che a prima vista può sembrare un semplice divertimento
stilistico si rivela però una riflessione ben più profonda. Il prodotto
finale, infatti, non è soltanto il risultato di un “mood” deciso a
tavolino, ma è la conseguenza di una premessa radicale che va a
incidere profondamente in tutte le fasi della progettazione, dal
pensiero alla
produzione . Lavorare sul concetto di diversità e sul
design come manipolazione significa innanzitutto esplorare le diverse
opportunità offerte dagli stabilimenti produttivi. Bergmans concentra
il suo intervento a monte, sul processo, andando a definire
procedimenti in cui l’imprevedibilità ha un ruolo centrale. Poi, una
volta messo a punto un virus, lascia che questi agisca in autonomia.
In effetti, l’unico virus presente in tutto il lavoro di Pieke Bergmens
è lei stessa, quando va di fabbrica in fabbrica a infettare i processi
produttivi con pratiche fuori dalla norma.
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