
Con Pane Chair il designer giapponese Tokujin Yoshioka esplora l'antica tecnica di produzione del pane e la riadatta, in chiave funzionale, per realizzare una poltrona.
Il nome di Tokujin Yoshioka è stato evocato di recente un po' da tutte
le riviste e i blog del settore, in particolare a proposito del progetto Second Nature:
una serie di oggetti realizzati a partire dalla "coltura" di cristalli
attorno ad un'anima di fibre plastiche aggrovigliate. Poco più di 40
anni, Yoshioka è uno dei designer più interessanti sulla
piazza. L'anno scorso è stato insignito del titolo di designer
dell'anno alla manifestazione Design Miami. E questo è già un fatto
indicativo per capire il suo approccio. Yoshioka è
bravissimo nel mettere insieme elementi e materiali della tradizione
con le più avanzate tecniche di produzione. Ma è nel riassumere il
tutto in un unico gesto poetico semplice ed elegante che Yoshioka
emerge sugli altri.
Il progetto che vogliamo segnalare oggi risale
al 2007 ed è, a mio parere, altrettanto interessante per quanto
riguarda la messa a punto del processo produttivo.
La ricetta, termine più che mai adeguato, per questa poltrona è semplice:
Si parte da un semicilindro di fibre bianche (una specie di enorme
spugna di spaghetti di plastica), lo si lavora a mano, piegandolo e
impastandolo fino a dargli la forma giusta, a quel punto lo si avvolge
in un lenzuolo, lo si costringe dentro una forma di cartone e lo si cuoce al forno a 104 gradi. La temperatura elevata trasforma le fibre, indurendole, e permette di fissare la forma della poltrona. Il processo di cottura inoltre, non si limita al significato simbolico, né a quello stilistico. Le fibre infatti durante la cottura si riorganizzano, facendo in modo che le tensioni interne si ridistribuiscano e si bilancino. Lo spunto concettuale diventa in questo modo l'elemento che fa da perno e da filo conduttore a tutto il processo di progettazione, gli dà significato, lo denota stilisticamente, e lo risolve dal punto di vista funzionale.