
Il confine reale/virtuale appare sempre piu' labile, e i pixel cominciano a invaderci. Il primo a scoprire il fascino per i pixel, e' stato Fabio Novembre con i suoi allestimenti/installazioni in mosaico, ambienti evocativi dalle immagini sgranate. Poi
e' stata la volta della macro-installazione di Studio Job a Superstudio Piu'durande lo scorso Salone, che ingrandiva a dismisura gli oggetti sino a renderne visibili i singoli pixel, ovvero le tessere di mosaico. Per arrivare alla Stolen Jewels Collection di Mike & Maaike, contemporanea e sgranata rilettura di alcuni dei piu' importantie e inestimabili capolavori della Haute Joyellerie.
Il procedimento e' spiazzante nella sua semplicita': ricercare su Google fotografie a bassa risoluzione dei pezzi da favola in questione e stamparli su pelle, donandogli una nuova insolita veste che ne ruba e ne rievoca l'essenza e la forza visiva nonostante l'immagine sia evidentemente sfocata, raccontando pezzi unici che assomigliano piu' ad opere d'arte che non a semplici artefatti, dietro ai quali spesso si celano misteriosi segreti di realizzazione e storie intricaticatissime che farebbero impallidire gli odierni gossip.
Fra gli oggetti rielaborati si trovano la mitica collana Tutti Frutti di Cartier, in pieno stile Art Deco divenuto ormai parte integrante dell'immagine Cartier; i 41 carati blu-grigiastri che rievocano lo splendore di Hope Diamond, il diamante blu piu' grande al mondo; infine un'ombra rossa e confusa nella quale riconoscere i riflessi di rubino di un'incredibile Mistery Setting di Van Cleef & Arpels, caratteristico modo di montare le pietre senza, apparentemente, usare il metallo.