
Ogni oggetto che sforna un giapponese, non può fare solo l’oggetto ma deve fare altre 43 cose differenti.
<<…Prego si accomodi sui libri…. Mi scusi mi passa lo scaffale per favore…….ecco, sali sulle sedie e arrivi al secondo piano….>> ma noi non siamo abituati a queste cose. A noi piace il capitonnè in versione monolite inamovibile e che di bello ha una cosa, è comodo, ti siedi e non muovi un dito per mezza giornata.
Si è infiltrata un po di ironia dietro Shelving chair di Jun Murakoshi,
un ragazzone giapponese che ha anche lavorato qui da noi in Italia, e
infatti dietro l’ironia c’è sempre un velo di invidia e apprezzamento.
Un invito a sedersi o a leggere e comporre e per di più minimal alla
moda. Scomodo sicuramente, ma potenziale tributo a Max Bill, per gli
amanti del genere. Punto di forza è la sezione, l’intersezione di 4
piani per volontà inclinati ne fanno il contenitore, lo stoccaggio e
la struttura. Non possiamo definirla sedia, se ci impegniamo bene,
diventerebbe un espositore se appeso ad una certa quota, una lampada e
la sua gola luminosa, un tavolino basso, un…….
Forse il progetto vince quando riesce a farci anche giocare oltre che pensare di aver comprato una sedia.