
Greetje van Helmond ha creato una collezione di gioielli fatti di zucchero e per paradosso l'ha intitolata “Unsustainable”.
La riflessione da cui è scaturito il progetto è stata più o meno la seguente: sempre più spesso si usano materiali durevoli per produrre beni che sono rimpiazzati e buttati via sempre più velocemente, producendo impoverimento delle risorse e inquinamento.
Di fatto, ciò che determina l'invecchiamento e la conseguente
sostituzione di un prodotto in favore di uno nuovo, non è quasi mai
l'effettivo deterioramento dei materiali, ma una conseguenza delle
logiche dettate dal marketing e dalla pubblicità. Allora perché non
ribaltare il concetto e creare un prodotto che possa apparire prezioso
a partire da un materiale povero e non durevole? Così facendo il
prodotto non durerà a lungo, ma abbastanza a lungo da completare il suo
ciclo di vita.
Perchè non creare ad esempio un set di gioielli fatti di zucchero?
Sotto determinate condizioni, infatti, lo zucchero ha la capacità di
cristallizzare e di crescere attorno ad una struttura. A partire da una
stringa immersa in una soluzione a base di zucchero, controllando il
processo di cristallizazione, si riesce a dare forma ai gioielli,
trasformando un materiale povero e banale come lo zucchero in qualcosa
di bellissimo.
Si tratta, in poche parole del vecchio discorso del creare oggetti che
oltre a saper vivere bene, sappiano "morire" bene. Eppure c'è
dell'altro:c'è una "plus" che deriva dalla bellezza, forse dalla
"giustezza" del processo di produzione. Il fatto che il progetto sia in
qualche modo affidato alla natura. La forma delle pietre preziose non è
controllata da un disegno, è determinata invece
dall'auto-organizzazione degli atomi durante il processo di
cristallizzazione, il che probabilmente rappresenta una forma di
disegno molto più raffinata di quella che potrebbe produrre qualunque
essere umano.