
Duchampiano quando decora delle bombole a gas come fossero ceramiche belga, leonardesco quando unisce scienza e arte per creare una macchina che riproduce il processo digestivo dal boccone al prodotto di scarto: la cacca,
merd'artist, quindi anche manzoniano.
Wim Delvoye si presenta così agli occhi del pubblico dell'arte, un po' ingegnere per quel suo look da secchione, non gli daresti un centesimo, sembra il classico bravo ragazzo con tutte le carte in regola per diventare un provetto serial killer.
Le sue opere, dice lui, non sono poi così irriverenti, la cacca è una delle poche cose a renderci tutti uguali al mondo e Cloaca racconta proprio questo, produce ciò che produce la vita, e lo fa in maniera così veritiera che quando la macchina non funziona bene (in una video-intervista lui lo racconta rimanendo serissimo) questa produce diarrea.
Tatua i maiali (sotto anestetico), ognuno ha un suo nome e vivono come pascià insieme ad altri maiali tatuati come loro in una grande fattoria in Cina (dove Delvoye è considerato pazzo per le troppe attenzioni che dedica a degli animali sudici e brutti). Ogni settimana il maiale prende chili, la pelle varia nell'estensione superficiale, i disegni si modificano, i maiali diventano opere d'arte, la fattoria un atelier e i contadini degli artisti. Tutto questo sottraendo qusti animali al loro infelice destino (potrebbe non c'entrare nulla, ma Delvoye è vegetariano).
Poi bellissimi lavori di valigie per oggetti di poco valore, come innaffiatoi e cinquantini di altri tempi, che si modellano sul volume dell'oggetto contenuto diventando esse stesse sublimi sculture moderniste con cromature da Mercedes una volta chiuse. Ironico e anche comico ad altisimi livelli e lo dimostra in alcuni lavori di foto ritoccate, dove una parete rocciosa che sovrasta un paesino diventa la superficie sostitutiva di un post-it appicicato sul frigorifero poco prima di uscire di casa che ci avverte che Tina è appena uscita di casa con il cane e tornerà subito. Non preoccupiamoci dunque.
E se il mondo non fosse pieno di benpensanti e ipocriti, potremmo trovare esilerante e non troppo di cattivo gusto l'impronta lasciata con il rossetto su una lettera, questa volta non da sensuali labbra femminili, ma da un ano (si si, prorpio un ano).
Ultimamente ha pensato dei lavori di immagini a raggi x "X Ray" che immortalano scene di un sesso dove non è più la carne a dettar legge, immagini che ricordano altri suoi lavori, non porprio recenti, blasfemi e dissacranti, ovvero le vetrate di probabili chiese gotiche dove sono gli stessi scheletri birichini i protagonisti dei decori sui vetri. Il dissacrante, dice lui, è sempre "il risultato della lotta di classe o, per lo meno, il mettere in questione l'ordine sociale", e così arriva anche a creare i lavori a mio avviso dall'effetto più immediato, forse meno d'impatto, ma decisamente dai contenuti alti e tecnicamente perfetti; una serie di mezzi da cantiere, betoniera, ruspa ecc.., felicemente rivisitati in sitle gotico, che creano un forte contrasto tra due immaginari diametralmente opposti, il povero operaio e la ricca Europa. Bellissimi.
Wim Delvoye ha buone possibilità di diventare uno dei più bravi, perchè ha dalla sua una carta fondamentale, tipica degli schizofrenici, ovvero, quella di non annoiare mai, che nel mondo dell'arte contemporanea sta diventando dote rarissima.
www.wimdelvoye.be