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Robert Gober è' perfido, tagliente e irrompente, non per provocazione banale. Americano, classe 1957, si ripercorre in un antologica a Basilea in cui si sprigiona questa sua intelligenza maligna e dissacrante, fatta di madonne trafitte e formaggi con i peli, cattivo come un bambino con le code delle lucertole e tagliente come un Woody Allen nei migliori anni.
Dai muri sbucano gambe e braccia oltre a grandi lavandini bianchi che accennano a atmosfere ospedaliere, valigie con dentro acquari, torsi metà donna e metà uomo, cesti di frutta con dentro fucili: tutto un mondo mai macabro, mai effettivamente violento, mai gratuito, che gira e racconta una visione spiazzante e crudele di un suo mondo che poi, alla fine della mostra, non ti sembra nemmeno tanto lontano dal nostro.

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