
Charles Simonds (New York, 1945) da sempre crea piccoli mondi fragili di argilla. Nel farlo usa in parte la stessa strategia dei writers, in altre parole “adotta” edifici abbandonati, palazzi fatiscenti o abitazioni private e dopo aver scelto il giusto anfratto, lo riempie con un minuscolo pezzo di architettura fantastica.
La maggior parte delle sue opere si possono trovare a New York ma altre
sono disseminate tra Berlino, Parigi, Dublino, Venezia e Shanghai.
L’operare da clandestino, andando a “piantare” strutture arcaiche
all’interno di edifici in uso o in procinto di essere demoliti, ha
fatto si che queste delicate sculture segrete, specialmente se
realizzate senza un pubblico ad assistere e a documentare ,siano finite
distrutte.
Il punto centrale della sua attività artistica è una ricerca sulle
civiltà arcaiche. Tutte le sue sculture rappresentano delle frasi di un
lungo discorso sull’uomo, sul paesaggio e sui significati
dell’edificare. Simonds afferma che esse appartengono a degli esseri
che si chiamano “little people”. Come in un gioco di ruolo ha perfino
creato tre razze diverse, ognuna delle quali possiede un proprio metodo
architettonico. Queste “persone piccole” per qualche ragione non ci
sono più, forse si sono estinte, forse hanno solo lasciato le loro
terre. A noi, come archeologi provenienti da un altro mondo, non resta
altro che studiare ciò che si sono lasciati dietro sotto forma di
edifici.
Le sculture di Simonds rimandano a un universo primitivo e infantile
allo stesso tempo. La terra è spesso desertica e inospitale, gli
edifici rappresentati sono luoghi di culto o piccole capanne che si
arrampicano su un paesaggio ostile. Pur senza citare apertamente alcuno
stile architettonico reale, c’è un richiamo continuo alle civiltà
sepolte del nostro pianeta come la Mesopotamia o gli indiani d’America.
Simonds andando a scavare in un passato mitico, alla ricerca di forme
arcaiche e di forze primitive ci costringe ad allontanarci e guardare
da lontano cosa è la società contemporanea, in cosa crede e quali sono
i principi che la reggono.