
Deve essere stata una specie di liberazione, per Pierluigi Anselmi, andarsene a Maribor, in Slovenia, a fare la sua altalena, parlando di se. Perchè poi non l'ha intitolata così, e forse nemmeno concepita così amorosa, la sua altalena. Se n'è accorto solo dopo che lì dentro, nonostante tutto, lui aveva raccontato amore.
Perchè lì nel buco ci stavi per cadere, giocando sul bilico, e poi due palloncini e via, a sognare l'infinito. Come bambini ingenui. E' un acrobazia l'altalena, nel suo ondulare ossessivo, ed è un acrobazia emotiva riuscire nel volo, poco prima del baratro. Sarò un pelo troppo melenso, ma i palloncini sono due, non uno, e sono in alto, troppo in alto. E non fanno fatica, non sono un evasione, è un librarsi, e c'è una bella differenza fra lo scalare una vetta e il posarsi di un uccello.